Un disastro da cui si stima che questi territori saranno in grado di riprendersi almeno in un secolo. Lo stesso tempo che è servito per ‘ricostruire’ il patrimonio boschivo dell’Altopiano di Asiago, irrimediabilmente devastato da oltre tre anni di guerra, la Prima Guerra mondiale. 

Il sostanziale venir meno della pianificazione forestale, la riduzione dei tagli colturali e in non pochi casi l’abbandono dei boschi alpini, hanno reso questi ultimi più vulnerabili

(da Vaia, il ciclone che ha cambiato per sempre il volto dei nostri boschi di Francesca Forzan, 2018)